Articolo
Affidiamoci alla Cabala
di Marco Corona
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Ormai ci si affida alla Cabala e a Giuliacci. Solo con la complicità di un tempo mite e un po’ di “culo” si può risollevare l’ennesima annata storta? L’estate, una volta portatrice di tormentoni allegri e spensierati, adesso si vive in un clima di tranquillità apparente, che, unita a un po’ d’incoscienza, ci permette di andare avanti, anche se a “spizzichi e bocconi”. Per un ragazzo è sempre più difficile avere i soldi sufficienti per divertirsi tutte le sere. Ora, quello che fino a un decennio fa era consuetudine, è ormai un miraggio. Sebbene la bella stagione invogli a riversarsi in strada, i soldi non sono sufficienti. Ecco, allora, che ci si concentra in una o due sere per sostenere un budget sempre più risicato.

Certo i soldi sono diminuiti ma, a onor del vero, si sono modificati i gusti e le esigenze. Molto spesso, al posto della discoteca, si opta per pub o disco-bar, oppure in altri tipi di ritrovo ibridi. Una fetta importante del vil denaro è consumata dal cellulare all’ultimo grido e relativi costi telefonici. L’automobile, poi, i cui oneri se non sono presi in carico in toto dai genitori, è una vera spada di Damocle perennemente appesa sopra le nostre teste. Rata sul finanziamento, maxi rata finale per il riscatto, manutenzione, carburante, bollo e l’assicurazione, completano l’opera di chiudere in rosso il bilancio.

E’ notizia di questi giorni la denuncia di un’associazione di consumatori in cui si afferma che molte persone dopo l’ennesimo aumento della RC Auto sono costrette a chiedere il finanziamento per pagarla. Tanto pazzesco quanto allarmante! E’ finita l’era del Finto Figo e della bella vita. I tempi in cui si faceva una “vasca” su una bella spider, magari d’epoca, sono un privilegio per pochi. Tutto cambia e si evolve. Per il momento in peggio. Anche il clubber si adegua. Cambia pelle. La moda della Febbre del Sabato Sera è ormai un ricordo offuscato, ora frammentato in tanti microcosmi, che vanno dall’underground alla commerciale, passando da disco bar e latino-americano. Ci mancano ancora i balli cinesi con i Draghi di carta pesta e poi abbiamo triturato tutto!

Un mercato in declino in cui anche i negozi di dischi (intendo vinile e cd) cominciano ad accusare forti colpi. Minori introiti e più spese. Le vendite di vinile, ad esempio, per un buon prodotto, sono assestate intorno alle 100 copie. Il cd singolo non sta meglio. Anzi. Ne consegue che molti negozi hanno ridimensionato il personale, faticano a pagare i distributori, e qualcuno sta pensando di chiudere o convertire il negozio, diversificando in altri settori merceologici.

E’ la conclusione amara di un periodo amaro, di cui non ci rimane che affidarci alla arte divinatoria e, ovviamente, al colonnello Giuliacci!