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Marco mi chiede un bilancio di Finto Figo a distanza di un anno. Marco mi ha visto un po' come il testimonial di un sito, il suo sito, ma anche il vostro sito, che in breve tempo ha coinvolto ogni parte della penisola. E Marco, involontariamente, tuttavia, mia ha fatto venire una voglia di:
1) Scrivere in prima persona (non è mio uso e costume)
2) Ribaltare il concetto di bilancio.
3) Rivalutare ancora una volta Internet.
Serve ancora parlare di Finto Figo, un marchio dietro al quale c'è un lavoro e una passione, oltre che un credo, un pensiero? Suppongo di no. Ecco perché la "prefazione/presentazione/bilancio dell'anno" forse serve e forse non serve. Serve in atto solenne perché è come dire al parentados di un piccolino, di un anno di età, che la torta con la candelina non era in programma; non serve, perché Finto Figo ormai ha un suo spazio e perché certe cerimonie alla fine sono tanto demodè e
italiote.
Ribaltiamo allora il concetto di bilancio, pensiamo alle pulizie di primavera e a quello che verrà; senza resoconti ma con tanto istinto. Rivalutiamo ancora una volta la Rete: senza questa non ci sarebbe stato l'approdo ufficiale di Finto Figo tra i media: uno sdoganamento e un atto di coraggio in un mondo servile, piegato ai meccanismi di un sistema sempre più arrugginito. Forse Finto Figo nasce in un momento delicato e radicale, dell'industria musicale e dell'intrattenimento, e con disinvoltura spara sulla Croce Rossa. Ma spesso lo fa con cognizione di causa: contro chi si atteggia, contro i nostalgici, contro gli integralisti della club culture. Contro i finti fighi. Tuttavia, Finto Figo ci riporta con i piedi a terra, ricordandoci che siamo nel nuovo millennio: a tratti un talk show, spesso un monologo, magari un forum. Siamo dentro, immersi nella musica, nell'intrattenimento e nuovi relativi business. Con un sacco di casini. Ma anche con una sana voglia di rimboccarci le maniche. No?
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