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di Marco Corona
intervento di Sandrino Beesley


In un periodo di crisi anche i B.P.M. hanno il loro peso. Ogni opinione diventa importante per dare una chiave di lettura (o di rottura) sulla crisi discografica che attanaglia il mondo discografico ed, in particolare, la dance, in tutte le sue declinazioni.

C'è chi predica l'abbassamento delle battute a favore di una migliore dinamicità dei suoni. Concordo sul fatto che l'abbassamento migliori la qualità dei brani; la condivido anche per altri aspetti ovvero: il forte aumento delle battute per minuto unito ad altri fattori esterni alla mera musica (vedi luci ossessive, alcolici e droghe di vario genere), più che uno stato mentale di serena armonia ed in perfetta fusione con la musica, genera un'alterazione del sistema psicomotorio. E ciò non depone, ovviamente, a loro favore. 

D'altro canto c'è da sottolineare che il gradimento del popolo della notte è orientato a favore delle battute elevate. Bisogna prendere atto che i djs del mondo più quotati, votati ed amati (vedi ad esempio Paul Van Dyk, Tiësto, Armin Van Buuren, Sasha, Car Cox), non scendono mai al di sotto delle 130 battute al minuto. Techno, Hardstyle, Progressive, sono le "categorie" musicali leader.

Occorre però rilevare che proprio questi generi sono i più apprezzati nei paesi nordici mentre le sonorità melodiche sono più apprezzate nelle nazioni affacciate sul mediterraneo (House nelle tutte molteplici sfaccettature) e negli Stati Uniti (R&B e Hip-Hop).

Mr. Sandrino Beesley dj e A&R di McGroove Records ci dice la sua opinione: "Sinceramente questa tendenza all'abbassamento dei BPM non la sento, forse perché vengo in Italia 15 volte l'anno e all'estero è tutta un'altra storia; a parte l'america, dove il "down base" sta decisamente cambiando e le influenze latine stanno pian piano penetrando le sonorità originariamente nord europee che per anni hanno fatto da padrone". Ed aggiunge "La crisi della musica...la definirei più che altro, crisi della discografia, perché al di là delle mode varie che attraversano in momenti diversi i continenti, la musica elettronica offre sempre di più. Nella crisi della discografia in vinile (e a breve anche in cd) alcuni segnali vi sono già stati; questo porterà ad un mercato digitale sempre più libero e ricco".

Allora dove sta la verità, ammettendo che ne esista una assoluta?

Non esiste. Ogni dietrologia mi sembra fuori luogo; solo il fatto di collegare i bpm +/- veloci, come ennesimo elemento condizionante della crisi discografica mi sembra quanto mai inopportuno; anzi ridicolo.

E allora che valenza hanno i B.P.M. con questa crisi? Una sicuramente. Potremmo utilizzarli come Buoni Pasto Mensa. 
Vista la crisi… un tozzo di pane è sempre meglio che 2 dita negli occhi!