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Crisi. Crisi. La crisi! E' il tema dominante in tutti i settori... e la musica non rientra tra le eccezioni. Se poi parliamo della nicchia di mercato "dance" non si parla più di crisi ma di dramma!
Le etichette spiccano i salti di gioia quando vendono 500 copie di un singolo!!! Siamo arrivati al capolinea? Penso di si; anzi spero di si. Peggio di così non si può andare… o forse mi sbaglio?! Come si evince anch'io sono pieno di dubbi e perplessità.
Ovviamente gli investimenti a favore della promozione del disco sono risicati. Le copertine "di una volta" non esistono più. CHI HA RUBATO LA COPERTINA? Oggi, per le cause di cui sopra, si preferisce la più economica ed anonima busta, di carta per il vinile e in plastica trasparente per il cd. La pubblicità informativa non esiste; anche perché non c'è più un budget degno di tale nome.
Molto spesso si rinuncia ad un prodotto interessante ma rischioso, affidandosi ciecamente al proprio fiuto, speranzosi di "annusare" la hit dell'estate!!!
Molto spesso le label italiane sono più inclini a licenziare prodotti esteri, già conosciuti e "passati" in determinati ambienti, piuttosto d'investire su progetti, persone o, perché no, anche su di un demo sconosciuto. Quando, per sbaglio, si opta per quest'ultima scelta ci si affida esclusivamente al caso, alla benevolenza del dj del programma radiofonico più seguito, sul giornalista di turno. Anche le note informative sono al limite della decenza; e qui non è questione di bilancio. Una volta agli operatori di settore s'inviavano promo, info cartacee dettagliate, foto, moduli di feedback, e quant'altro. Ora, salvo sporadici casi, ci si affida ad una anonima newsletter via e-mail e, se va bene, all'ascolto di 90 secondi del brano. Ridicolo! Alcuni hanno l'arroganza di pretendere la recensione giacché ti mandano un mp3! Boh!
Penso che, nella maggior parte dei casi, queste persone non siano impazzite ma solamente gli manchi un po' di lucidità e serenità. Sempre di corsa e sempre in affanno; più dediti a far quadrare i bilanci che a promuovere i loro artisti. Ovviamente se ancora non si è capito sto parlando delle Indie Label. Questi problemi toccano marginalmente le major. Per ora…
Gli addetti ai lavori cosa ne pensano? Ho chiesto il parere di Graziano "Tano" Pegoraro, compositore in ambito dance, di trentennale esperienza. Suoi i successi "How Old Are You" di Miko Mission, "Around My Dream" di Silver Pozzoli (oltre 1.500.000 copie vendute in tutta Europa); e ancora "I Love My Radio" di Taffy e "Run To Me" di Tracy Spencer, che vince il FestivalBar 1986, nati dalla collaborazione con Claudio Cecchetto. Protagonista d'importanti progetti quali Mato Grosso, Ava & Stone, T-42, nati dalla collaborazione con diversi djs tra cui Mario Fargetta e Marco Biondi.
D: Com'è cambiato il tuo lavoro di produttore negli ultimi 10 anni?
Pegoraro: Per me non è cambiato molto perché ho continuato a scrivere canzoni che in maggior parte sono state prodotte da altri.
D: Cosa ti aspetti per il futuro delle produzioni in ambito dance e quali sono le direzioni giuste su cui bisogna orientarsi?
Pegoraro: Le produzioni Dance sono diversificate, per cui penso che si punterà alla qualità e spero all'originalità nei vari generi. Che cosa darei per sapere le direzioni giuste da seguire, io personalmente seguo il mio istinto creativo cercando di integrarmi con la canzone nei vari stili.
D: Quali sono, secondo te, le principali ragioni della crisi di settore?
Pegoraro: Premetto che la causa maggiore sia stata la forte crisi economica di questi ultimi anni. Secondo me (mi riferisco al mercato della Musica Dance Italiana) è calato l'interesse soprattutto da parte dei giovani di acquistare CD e Mix di una musica un po' stanca, ripetitiva, poco innovativa non aiutata né dalla programmazione radiofonica né dalla promozione discografica.
A questo aggiungiamo il costo troppo alto del prodotto, avendo poi la possibilità di scaricare gratuitamente i brani da Internet, penso che tutto ciò abbia contribuito in parte a questo risultato.
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