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di Corona DJ
Intervento di Marco Mazzi 


La frustrazione dei DJ è sempre presente anzi, da qualche tempo, si è trasformata in sottomissione passiva. E' notizia dei giorni scorsi della proposta/provocazione sull'eventuale necessità di una nuova Associazione di categoria al fine di tutelare meglio i diritti, i problemi, e quant'altro abbiano necessità il djs.

Ma c'è ne già una prestigiosa, ma anche altre che vogliono ritagliarsi la loro fetta. 

Il problema è che occorrono un sacco d'energie, soldi, e persone giuste; inoltre, tessere una rete di conoscenze, al fine d'ottenere credibilità e portare all'attenzione dei Sottosegretari e dei Ministri le problematiche della categoria, necessita un lavoro che richiede tempo, molto tempo, anche anni. 

Ma occorre anche essere uniti, avere "numeri forti", organizzati e determinati a scendere in piazza. E' fondamentale per la riuscita della causa. Senza questi presupposti nulla sarà realizzabile. 

La categoria, inoltre, dovrebbe avere un Albo che tuteli il professionista serio e che, nel contempo, sospenda o espella quello scorretto.

La categoria è molto frammentata, non esistono regole né tanto meno controlli seri. Tralasciando i djs freelance "acclamati" ed i resident dei locali migliori d'Italia, ed analizziamo le problematiche dei rimanenti (che sono la maggioranza), ci troveremo davanti ad una realtà da "terzo mondo". Non esiste un minimo "salariale" da rispettare. Il dj resident dovrebbe essere un dipendente inquadrato regolarmente; di solito, invece, non è assunto e neppure gli è richiesta l'iscrizione all'ENPALS, se non per tutelare il gestore stesso e per legittimare "la firma" sul borderò.
Il dj, da parte sua, non si sogna minimamente d'emettere la fattura; anche perché è sfruttato e sottopagato.
In oltre il dj "ci mette del suo" per tirarsi la "zappa sui piedi"... E' disposto a lavorare gratis o al massimo con rimborso spese. 
Ma dove li trova i soldi per comprare i dischi o i cd? 
Quale credibilità ha? 
Quale credibilità ha la categoria?

Tanti anni fa, quando ho iniziato, se mi chiedevano qual'era la mia professione, gli dicevo, con orgoglio: "Il dj !". Mi rispondevano. "Ok. Hai l'hobby di mettere i dischi. Ma non lavori?" (penso sia capitato a tutti i djs di ricevere una risposta del genere - ndr). 

E' ancora così oppure qualche cosa è cambiato? 

A tal proposito sentiamo cosa ha da dire Marco Mazzi: "I dj sono i nuovi consulenti di azienda, studiano le nuove forme di comunicazione, sono grandi direttori marketing. Rabbrividisco all'idea che ci siano aziende che parlano ai giovani e non conoscono il nome di un solo dj. Oggi il dj è un trend setter a 360°, fa cultura e costume, inventa ed insegna nuovi stili di vita, nuove forme di comunicazione, è il più grande scopritore di neologismi della lingua italiana. Non a caso qualche anno fa Albertino fu esaminato dall'accademia della crusca che studiava il suo "strano" modo di comunicare ai giovani. Da lui sono nati neologismi e nuove forme di dialogo oggi entrati a far parte del linguaggio comune (anche degli adulti). Uno su tutti? OOOOOOOKKKEI, VAAAAAAABENE! Può bastare? A chi poi mi chiede di fare nomi, rispondo: il dj è per definizione una persona carismatica e lo è in generale la scena italiana che ha potenzialità uniche al mondo anche se a volte male espresse. I nomi li lascio a chi colma le proprie lacune in materia stilando elenchi senza senso. Oggi sono alcuni, domani saranno altri, l'importante è che siano sempre persone intelligenti in grado di trasmettere entusiasmo ed emozioni sincere."

Allora, se i presupposti sono questi, dobbiamo solo sperare che le Associazioni di Categoria s'impegnino maggiormente a valorizzare questa figura professionale!


Il dibattito continua grazie anche alle vostre opinioni che potrete inviarci via e-mail.