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di Marco Corona
intervento di Funky Junction 


Le statistiche parlano chiaro l'età media della mortalità nell'ultimo decennio si è alzata notevolmente (vedi età pensionabile); ovviamente a questo trend soggiace anche il di-gei. 

Allora, sarà che si dice non c'è il ricambio generazionale, sarà colpa della crisi o della concorrenza spietata, sta di fatto che i giovani deejay non riescono ad avere lo spazio che meritano e, ovviamente, i più richiesti sono sempre i soliti.

Sta di fatto che "Comandano" ancora i deejay che ormai sono classificati nella sezione vecchietti e, si sa, a quell'età la prostata comincia a giocare dei brutti scherzi.
Allora, in questo "vortice d'acqua", rimane esclusivamente un fatto certo: occorre sempre a portata di mano, o meglio di bags, il "Disco Pipì"; quello che salva capra e cavoli anzi, per meglio dire, dancefloor ed esigenze fisiologiche.

C'è chi lo vuole d'annata, o meglio D.O.C.G.: d'origine controllata geneticamente (da non confondersi con i prodotti quelli controllati geograficamente n.d.r.); c'è chi affannosamente lo cerca come fosse un promo o un bootleg; alcuni lo trovano tra gli scaffali nei migliori negozi di dischi. Altri, invece, lo cercano nel web tra i migliori siti di musica. Un collega se n'è aggiudicato su e-Bay al prezzo di 80 euro!
Nelle mie indagini (si fa per dire) ho scoperto che alcuni lo creano direttamente con il software Ableton Live. Ne ho ascoltato uno che dura 30 minuti. Altro che pipì… qui si aprono altri orizzonti.

Al tal proposito, al Miami Winter Music Conference, ho incontrato Funky Junction, noto deejay made in USA che, da maggio, sarà in tour in Italia (di recente pubblicazione il suo nuovo singolo insieme a Splasfunk sulla prestigiosa label SUBLIMINAL), il quale mi ha esternato il suo pensiero: "Purtroppo non c'è più la comunicazione e l'umiltà di affrontare i problemi in team dove diverse realtà, vedi A.D., Proprietà e Djs, siano coesi per lo scopo comune. Come in un computer bisogna premere il tasto reset per poter ripartire da zero e riaprire il dialogo. Tornando all'altro tema che affronti nell'articolo vorrei dirti che il mio "Disco Pipì" non esiste o meglio preferisco mettere il CDJ in loop".

Bene. Facciamo il punto della situazione. Diciamo che l'ho "presa un po' alla larga", in perfetto Finto Figo Style, ma la verità è che siamo in un periodo perenne di crisi, sentito in tutti i comparti della musica; djs & clubs per forza di cose anch'essi s'adeguano. Quest'ultimi centellinano gli investimenti e, quando si parla di dj, vogliono andare, per così dire, sul sicuro cercando di privilegiare la cassa (che non sempre vuol dire dj di qualità superiore). Attenzione! Questa strategia alla lunga non premia.
Il dj, dal canto suo, non sempre ha gli stimoli giusti per suonare, soprattutto se si parla di locali poco gratificanti, artisticamente parlando; perciò anch'esso si comporta come il gestore del locale: fa la maketta e se ne va!