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LO SCONOSCIUTO
È disposto a suonare qualsiasi cosa, a qualunque prezzo! Dalla bachata all'heavy metal, pur di stare dietro ad una consolle. E' propenso a sobbarcarsi 200 km. in auto per "mettere i dischi" gratuitamente o, al massimo, per il rimborso del carburante consumato.
PRO & CONTRO
È da ammirare per la costanza e la dedizione con cui affronta il lavoro. Un po' meno per il fatto che suona con i cd masterizzati (anche perché non si spiegherebbe con che soldi riuscirebbe a comprare gli originali).
L'AFFERMATO A LIVELLO LOCALE
Solitamente è colui che è transitato dalla prima fase (sconosciuto); grazie alla gavetta, qualche conoscenza e un po' di culo (che non guasta mai) è riuscito a diventare resident nel locale della zona.
PRO & CONTRO
Ha una tecnica acquisita che non ha nulla da invidiare ai TOP DJS. Gli manca la giusta personalità per far suo il locale. A suo sfavore gioca, inevitabilmente, la routine, la quale lo porta ad assecondare i gusti della statica clientela, se non, addirittura, ad una sudditanza psicologica.
L'AFFERMATO A LIVELLO NAZIONALE
E', e deve essere, imprenditore di se stesso. Ore ed ore in consolle a casa, nei party, nelle residenze o come guest! Tutto ciò però non gli consente di spiccare il salto di qualità. Gli occorre un manager, un ufficio stampa, vari siti web e parecchi sacrifici per raccogliere l'appellativo di "deejay di fama nazionale".
PRO & CONTRO
Purtroppo sconta il fatto di essere Italiano e, conseguentemente, all'estero risulta praticamente sconosciuto. Inoltre, il fatto di essere quotato non lo esula, a volte, da diatribe con il direttore del locale dove, quest'ultimo, con abile maestria, lamenta che "la gente era poca e quella che c'èra si era lamentata per la musica". Di fatto è costretto a mercanteggiare per chiudere la partita.
Come contro partita, però, gli può capitare di compiere qualche marketta ovvero effettuare gigs in ambienti proprio non consoni al suo prestigio ed al suo chachet.
IL TOP DJ
Ma ci sono ancora in Italia? Sì pochi. La forbice, come in tutti i settori, sta facendo da spartiacque.
Come tra il ricco ed il povero ora il DJ per essere "top" deve anche (e soprattutto) fare cassa. Diversamente non ha spazio.
PRO & CONTRO
Grande stima tra i colleghi stranieri, con scambio reciproco di cortesie (serate, remix, passaggi in radio, ecc.). Qui il lavoro diventa più facile; anche se i sacrifici sono sempre tanti. Attenzione! Ritornare nell'oblio basta un battito di ciglia! Meglio non tirarsela troppo.
IL CATALOGO CONTINUA…
Parliamo della classificazione per eccellenza. Quella che ogni DJ teme più di un film di Dario Argento (da vedere di notte, da solo, al cimitero):
IL GENERE MUSICALE SUONATO.
Perché il dj è così riluttante su questo tema? E' così importante lasciare il dubbio? Non ho mai visto un dj che alla fatidica domanda (sia in pubblico sia in privato), "che genere suoni?" abbia risposto chiaramente e coerentemente. Come mai preferisce declinare con parole di circostanza, più o meno fantasiose? Prassi che, credetemi, non è solo all'appannaggio del dj FINTO FIGO. Anzi!
Diciamo che alla base, fondamentalmente, ci sono due aspetti.
1. La paura di essere imbrigliato. Infatti, se da un lato identificarlo con un determinato sound gli garantisce una facile collocazione tra i gestori dei locali e gli adepti, dall'altro, inevitabilmente, lo esclude a priori da tutto il resto (ed è tanto di più!). Non è un fatto da poco in quanto può avere ripercussioni sia per le mancate gigs sia per la pubblicazione e vendita delle proprie produzioni musicali.
2. Quando si presenta la voglia di cambiare il genere musicale nelle proprie esibizioni, per le più disparate esigenze (vedi evoluzione professionale, necessità o quant'altro), gli risulta molto difficoltoso in quanto non va più in contro alle aspettative.
Per strapparvi qualche sorriso, con opera certosina (si fa per dire), ho catalogato le risposte. Dalle più curiose alle più banali.
D. QUALE MUSICA SUONI?
R. Non suono un genere preciso.
R. House. Quella bella.
R. Non mi piacciono le catalogazioni.
R. La migliore.
R. Dipende dal locale.
R. Tribal, Electro, Funk, Minimal, Progressive
R. Dipende dalla gente.
R. In valigia ho di tutto: dal Merenque all'Hip-Hop.
Infine, per schiarirmi le idee, ma soprattutto per non svelare quale genere suono, ho fatto qualche domanda ad alcuni rinomati
deejays: Marco Biondi, guru dell'airplay, e
SplashFunk, deejay del team V.O.T.U. Productions.
D: Quale genere suoni nei club?
Marco Biondi: Attualmente mi sto' dedicando ad altri progetti trascurando le serate in disco. Non è escluso che a breve riparta con nuove
gigs.
Splashfunk: Non ho un genere propriamente definito, ma posso tranquillamente assicurarti che non suono "commerciale". Cerco sempre di mantenere un equilibrio che fa muovere i dancefloor. Suono principalmente le produzioni ed i remix dell'eticahetta con cui collaboro, la Sheeva-Votu Records. Veri e propri Jolly da pista.
D. Ti lasci condizionare dai gusti del pubblico?
Marco Biondi: No; ma lo tengo in giusta considerazione.
Splashfunk: Ovviamente nelle mie ospitate cerco sempre di mantenere il mio "style" e i miei gusti musicali come ogni Dj della terra sicuramente farebbe; se no che divertimento c'e'?
D. Perché, a tua avviso il dj non vuole essere catalogato?
Marco Biondi: Perche' oggi il dj non e' piu' un juke box che mette solo i dischi di successo per far ballare la gente. Oggi il dj e' un artista in tutti i sensi, che produce musica, la suona con i computer, con i dischi, ed altro. Propone la musica che meglio si addice alla sua personalita', al suo gusto, e vuole la liberta' assoluta per potersi esprimere al meglio
Splashfunk: Secondo me essere catalogato è un concetto restrittivo per un Dj, perche' segna indelebilmente oltre che la carriera anche i suoi gusti musicali che secondo me cambiano e si aggiornano continuamente alla stessa velocita' con cui si aggiorna anche la moda, la musica, le tendenze, ecc. Bisogna aggiornarsi e perché no cambiare se se ne sente l'esigenza sempre seguendo il proprio istinto musicale.
D. Quali prospettive ci sono per un dj in erba di emergere?
Marco Biondi: Molto poche oggi, tanta concorrenza, poche opportunita', tutti puntano sui soliti noti...momento difficile, anche se non impossibile... ci vuole talento, determinazione, costanza....
Splashfunk: Ormai fare il dj è il trend del momento, onde di ragazzini che dai 14 anni in su vogliono fare il dj per essere alla moda ..anche perché con 200 euro ti compri un 2 cd-player e mixerino. Per iniziare 15 anni fa ci volevano almeno 3 milioni di vecchie lire per il mixer e 2 Techincs, e s'iniziava solo se veramente appassionati; con sacrificio per comprarsi i vinili. Adesso invece ti scarichi il cd. Ne consegue che ci sia un sovraccarico della domanda e una crisi del settore dall'altra parte che rende tutto più difficile. Che dire: calma, pazienza, fortuna e buona volontà. Il tempo darà ragione.
D. A tuo avviso c'è un metodo, oltre alla dedizione assoluta, per potercela fare? Cosa serve per investire su se stessi?
Marco Biondi: Servono le opportunita', i soldi; piu' quello che dicevo prima
Splashfunk: Serve molto tempo... anzi anni da dedicare alla musica e al deejaying; serve anche molto impegno essere sempre sulla scena e frequentare il mondo della notte in modo tale da essere coinvolto al 100%, poi tentare di mettere in musica le proprie idee con le produzioni, che aprono altre frontiere e direzioni del mercato.
D. La crisi, che sia discografica o dei clubs incide (e in che modo) sulle gigs dei djs (sia a livello di djset sia dei cahcet, ecc)?
Marco Biondi: Beh, per moltissimi i chachet sono calati molto, molti clubs hanno chiuso i battenti, e sono rimasti i migliori. C'e' stata una selezione naturale. La crisi incide, certo, ma incide su tutta la nostra vita, in questo momento
Splashfunk: Che c'è crisi in Italia questo è scontato, ma la crisi oltre che essere monetaria è anche dei gusti del pubblico che ha debilitato il mondo delle discoteche vere e proprie. I gestori quindi puntano sui soliti nomi che "riempiono", ultrapagando i guest e sottopagando i resident o i guest emergenti. Spero sinceramente che ci sia una boccata d'aria fresca e più spazio agli emergenti.
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