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Articolo
Il gap è incolmabile
di Marco Corona
info@marcocorona.com
Qualche giorno fa sfogliando una rivista inglese, nelle pagine dedicate alla moda, notavo immediatamente e inconfondibilmente che
alcuni capi seppur interessanti cozzavano con altri
dettagli. L’insieme mancava d’armonia. Insomma, stonavano proprio. Tra me e me, svisceravo “il caso”. A onor del vero mi è capita spesso di fare la stessa osservazione; praticamente ogni qual volta m’imbatto in pagine di questo tipo. C’é sempre qualcosa che manca. All’inizio non riuscivo a capire per quale ragione. Mi sembra talmente semplice accostare una scarpa (o sneakers) giusta a un paio di jeans, o una borsetta a un giubbotto… Eppure non riuscivo a capacitarmi che una rivista e degli stilisti facessero degli errori così grossolani. Alla fine l’enigma era più semplice di quanto immaginavo. La conclusione è lampante, quasi puerile nella sua semplicità:
non hanno la stessa cultura della “Classe”, dello Stile di noi
Italiani. E’ un problema che ha radici profonde, culture e modi differenti d’intendere il bello. Nel salvaguardare e valorizzare l’arte, la creatività, in ogni sua declinazione, che, applicata a uomini e menti eccelse, grazie anche al pizzico d’italica genialità e fantasia, ci pone sul tetto del mondo.
Aggiungiamo pure che tutto questo ha avvantaggiato, educato e stimolato i fruitori.
Tutto questo, in Italia, nel campo dell’arte, design e fashion avviene, praticamente, da sempre. Ancor più oggi, in momento di crisi, il bello, quello che il valore dura nel tempo, non conosce crisi. Noi Italiani siamo bravissimi quasi in tutto: dal design alla moda, dall’arte alle auto, dal cibo allo stile di vita.
Perché vi racconto tutto questo? Quale rapporto c’è con la musica, i deejays e il clubbing tutto ciò?
Nella musica, noi, abbiamo lo stesso gap che gli Inglesi hanno con il cibo e
l’abbigliamento. Siamo “leggermente” penalizzati. Forse non siamo all’altezza? Non ce ne accorgiamo ma, quasi sempre, la nostra musica è snobbata. E, se ce ne accorgiamo, siamo ovviamente impotenti. Ci sembra di creare ottime cose ma che a un occhio acculturato, esperto, internazionale, suonano come la scarpa sbagliata con l’abito errato. Non so esattamente il motivo. Ipotizzo che sia il medesimo scarto culturale che loro scontano con la moda. Verosimilmente conta l’educazione e la valorizzazione della musica contemporanea autoctona.
Sta di fatto che per essere al centro della musica, come Milano è per il
fashion, dobbiamo essere al top, anzi dettare legge. Essere il punto di riferimento. Ma per farlo occorre un profondo cambiamento che parta in primis dalla politica. Con formazione e sostegno (non patrocinio ndr), da parte del Ministero della Cultura.
Probabilmente il ginepraio in cui mi sono invischiato, merita più profonde elucubrazioni. Meglio azioni. Tant’è che
il gap è incolmabile.
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