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Ormai è tutto sul digitale. Pochi cd e vinili, solo quelli davvero interessanti. I negozi on line sono d'attualità. Diciamo che sono i nuovi negozi". La pensa così Maurizio Molella, general manager dell'etichetta Do It Yourself, dj/produttore di fama mondiale e personaggio storico di Radio Deejay. La possibilità di far uscire le proprie releases in questi "negozi" (quasi azzerando le spese di produzione) ha cambiato le regole del gioco. Ma per adesso i problemi non mancano, anzi. "Credo che in futuro questi canali rappresenteranno l' 80% delle vendite...ammesso che si riuscirà davvero a vendere legalmente". La pensa come il sottoscritto Paolo Sandrini di Time Records. E' appunto la pirateria il problema principale. Ma intanto gli stores di mp3 legali sbocciano come fiori sul web. I Tunes, Messaggerie Digitali, m2o store, Deejay store, Juno, Beatport. Solo per citarne alcuni. I più importanti. Quelli che, soprattuto per il nome e per l'abbondanza di materiale, rappresentano l'alternativa tonante al modo tradizionale di vendere, al negozio di dischi e al povero, vecchio vinile. Il punto della situazione è chiaro: crisi per i supporti e un'evidente difficoltà nel contrastare la diffusione di materiale protetto da copyright con il download legale dei brani. Enzo Martino, general manager di Net's Work & Songs e figura di rilievo nello staff della distribuzione Global Net, ha le idee chiare in merito a questo argomento. "Relativamente al supporto vinilico, potrebbero verificarsi anche degli incrementi. Ma a nostro avviso non sono da intendersi in senso assoluto. In altre parole, è più probabile che un titolo specifico venda al di sopra dell'attuale media di vendite, per mille motivi di "appeal" su cui non mi soffermo in questa sede, che non l'eventuale aumento delle vendite stesse su tale supporto. Per quanto ci riguarda si, ancora vinile... Ma non sarà certamente il core-business delle labels. Come credo non lo sia già da diversi anni". E dice la sua anche sul digitale. "E' un percorso intrapreso da diversi mesi, sebbene sia operativo solo in queste settimane. Abbiamo rapporti con diversi portali. Lo scopo è quello di divulgare al meglio la nostra musica nel formato digitale, rendendola fruibile al maggior numero di persone. Anche Giacomo Maioini, presidente di Time Records e socio di Self Distribuzione, focalizza la sua attenzione sui i problemi relativi al supporto. "Il supporto fisico perde colpi anno dopo anno, non solo in Italia. Si riesce a vendere qualcosa con le cosidette "hit", ma questo capita di rado. Il vinile è sempre più un cimelio. Come dicevo prima, noi di Time Records arriviamo a vendere 1000/1500 copie solo con i grandi successi. Per questo motivo cerchiamo la qualità nelle produzioni, cerchiamo brani capaci di creare un forte buzz a livello internazionale e soprattutto adatti al mondo dei clubs e delle radio. Anch'io sono del parere che l'ostacolo principale alle vendite legali dei brani tramite internet sia il file sharing. Ma la Time si sta ugualmente specializzando in questo settore". Dice la sua anche Filippo Pardini, manager di Media Records. Una delle prime etichette italiane a sposare il digitale e a sviluppare parallelamente una piattaforma che è al tempo stesso editoriale e multimediale, Musicgel. "Le prospettive per il digitale sono buone. Anche perché i numeri sono così bassi che non possono che aumentare. Diversa la situazione del digitale sul mobile che è già una realtà, anche se i risultati più interessanti riguardano i contenuti non musicali (ad esempio, i ringtones del Ranzani fatti da una società del nostro gruppo che hanno totalizzato decine e decine di migliaia di downloads). Media è operativa su tutti i principali portali. Con il mobile abbiamo identicamente un'ottima copertura. Al momento vedo il digitale come un'alternativa ancora inadatta a sostituire il "prodotto fisico" per molte ragioni. In primis perché si rivolge forzatamente a utenti più aggiornati nel rapporto con la tecnologia; tali utenti devono avere i mezzi (carta di credito) necessari ad effettuare i pagamenti digitali (raro tra i ragazzi al di sotto dei diciotto anni) e la predisposizione a livello di fiducia che spesso manca in relazione ai pagamenti via web. Media pubblica molti singoli solo in formati digitali, che comportano meno costi e danno ottime possibilità di promozione e visibilità anche ad artisti esordienti o a sound molto particolari e di nicchia. Un ulteriore passo da fare è verso la specializzazione dei negozi digitali. Beatport ha fatto scuola in tal senso. Anche i Cube Guys (Roberto Intrallazzi e Luca Provera) di Melodica Records/C90 vedono un futuro all'insegna del digitale. "Il futuro sarà legato alla completa indipendenza degli artisti e delle loro label. Ci si collegherà direttamente al portale del dj/artista preferito e si potrà scaricare tutto il materiale che vorremo senza passare dal negozio di supporti musicali. Qualcuno lo sta già facendo". Il mondo della tecnologia va avanti, tutto si evolve. Ma la questione rimane la stessa: mp3 o vinile per i dj? Di diverso avviso è Daniele Boagno (al secolo Daniele Mad) del Disco Inn di Modena. "A parer mio, il discorso del vinile risulta essere valido soprattutto a livello professionale e promozionale. Personalmente, non ho nessuna difficoltà ad accettare l'mp3. Ma rimango dell'idea che la musica da ballo dovrebbe essere ancora proposta attraverso il vinile. Il cd, seppur apparentemente perfetto, risulta essere troppo "freddo" per i suoni da disco. E lo stesso discorso vale per l'mp3. Il vinile, invece, ha una presenza indubbia. Lo splendore della sua copertina non può essere sorpassato da un anonimo file musicale. Penso che il vero dj, e non il ragazzino che si professa tale suonando file scaricati illegalmente, dovrebbe mantenere una certa professionalità anche attraverso gli strumenti che usa. Concludo sintetizzando il mio pensiero: vinile per dj e disco, mp3 per la massa (ammesso che si riesca davvero a guadagnare qualche euro).
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