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Era il Re delle Discoteche
di Riccardo Sada

Un genio, Michael Jackson. Una vera leggenda. La storia della dance è obbligata a rendergli tributo accogliendolo nella sua memoria. E i dj non dimenticano quel suo beat unico.


Cantante, cantautore, ballerino, compositore, musicista, arrangiatore e produttore discografico. Mai come lui, al mondo. Un vero imprenditore che per stare al passo coi tempi stava spesso a contatto con il mondo delle discoteche e quello dei dj. Per imporre il suo sound, certamente, ma anche per prendere spunto, farsi influenzare da quelli che erano i beat più moderni.
Stracampionato, imitato, plagiato, Michael Joseph Jackson (Gary, 29 agosto 1958 – Los Angeles, 25 giugno 2009) è stato uno che ha sempre vissuto di pane e musica da ballo. Ha iniziato la propria carriera a soli cinque anni nel gruppo di famiglia Jackson Five e già questo la dice tutta sul suo rapporto intimo con la Disco, con quelli che sarebbero stati gli Anni Settanta popolati da groove indimenticabili. Un anno fa un sondaggio proposto agli ascoltatori di Bbc Radio2 ha chiesto di eleggere il disco dance più bello della storia: in tre settimane l’emittente è stata sommersa di voti e il risultato ha decretato il trionfo di “Billie Jean”. Michael Jackson ha surclassato “I Feel Love” di Donna Summer e “Get Up (I Feel Like Being A) Sex Machine” di James Brown.
Considerato il Re del Pop, è stato anche Re delle Discoteche, e ora lascia un vuoto incolmabile. Così, restano spiazzati molti suoi vicini, amici e collaboratori, frequentatori del mondo della notte, da Tony Moran, Kenny “Dope” Gonzales a Todd Terry, David Morales sino a Deep Dish, Georgie Porgi, Maurice Joshua, Moby a Junior Vasquez o Roger Sanchez, coloro insomma, che hanno le mani sulla sua voce. E non solo questi. In Italia il movimento dei dj, produttori discografici, remixer e cultori dell’elettronica e amanti di MJ sono ancora oggi a soqquadro, smarriti. Raf Marchesini, dj e produttore discografico racconta: “Il primo vinile della mia vita è stato prorio il 45 giri di ‘Billie Jean’”, spiega il disc jockey veneto: “Una canzone sembrava davvero arrivata da un altro pianeta, innovativa e travolgente, con la voce di Michael davvero fantastica. Ho suonato recentemente quel disco ormai consumato in pieno set house e il locale è esploso in un boato”. Paola Peroni, anch’essa dj, sottolinea lo stile, “La passione, le grandi emozioni, l’esasperazione, cambiamento eccessivo; la morte l'ha rapito” ma lui è con chi ama la musica da ballo. Per sempre tutte le volte che ascoltiamo le sue canzoni”. Cominotto Massimo, dj e giornalista, sostiene che Michael ha inventato un genere. “Un genio, con i suoi videoclip. Una vera leggenda. La storia è obbligata a rendergli tributo accogliendolo nella sua memoria. Per sempre”. Alex Bagnoli, produttore discografico, taglia corto: “A mio parere metà di MJ è stato e sarà sempre Quincy Jones”. Luca “Lukagee” Giampetruzzi, giornalista, evidenzia che la scena dance con pezzi come “Don't Stop Till You Get Enough”, “Thriller” e tanti altri, “è stata innovata sicuramente raggiungendo una visibilità mondiale mai vista”. Fabrizio Selli, musicista, parla di contaminazioni. “Sicuramente ha influenzato anche alcuni produttori dance, ma non è stato né i Daft Punk né Fatboy Slim”. Per Rossano “DjRoss” Prini, produttore discografico e dj. “Arte, innovazione, rivoluzione, spettacolo e chi più ne ha più ne metta, Michael non è il passato”, precisa DjRoss. “Continueremo a godere ascoltando la sua voce e vedendo la grazia dei suoi balli. Sono sicuro che la sua potenza continuerà per generazioni e generazioni, Michael è indelebile”. Anche Barbar!na, dj, era giovanissima quando ballava le vecchie hit di Michael. “Invece di chiedere le cassettine di Cristina D'Avena, chiedevo quelle di Jacko, che riproducevo con il mangianastri della Fisher Price, quello con i tastoni giganti. Come dj, sicuramente la sua influenza è onnipresente per me. Quando si pensa al padre della break, si può pensare a lui. Molta gente dice che è morto il mito e ora inizia la leggenda. Io non sono d'accordo: Michael era già una leggenda vivente e non morirà mai. Perchè certi talenti rimangono immortali”.