Articolo 
Pappa & Ciccia 
di Marco Corona

Li ho visti aggirarsi per Miami, al tempo della Conference, come dei veri papponi. A ogni persona che si fermava a salutarli o gli veniva presentata, la prima parola era: “Noi siamo amici del famoso deejay XYZ”. Noi, stasera, andiamo al suo party privato, in un esclusivo yacht. Continuavano dicendo… “noi e lui siamo così”, indicando l’unione dei due indici delle mani. E qui, fa il suo ingresso un altro segnale inconfutabile dell’alto profilo dell’interlocutore: gli anelli! Molti, di varie misure, di cui uno con finto smeraldo, l’altro con il teschio e uno virtuale ovvero costituito da un tatuaggio. Azz... “Sporchimmondo che ciò sottoaipiedi” come direbbe Vito Catozzo.

Per entrare meglio nella parte, hanno affittato un Hammer formato limousine. Volevano parcheggiarlo davanti al National Hotel, dove c’era il Beatport Party, ma li hanno fatti rimbalzare impietosamente.
Loro, sono sempre quelli che alla cena al “Milano”, in Ocean Drive, al momento di pagare, la carta di credito non funziona. Li conoscete anche voi vero? Pappa & Ciccia sono sempre con noi. Non sono i nostri Angeli Custodi, ma c’è li troviamo sempre tra le palle; magari con sembianze differenti, forse con qualche anello in meno ma con l’unghia del mignolo più lunga. Sicuramente li avete conosciuti anche voi! Sono come il canone Rai, nessuno li vuole ma loro sono sempre li. Entità “quasi” mistiche, ma invadenti come le zanzare a luglio!

Ebbene sì, queste sono le nuove agenzie di booking. Tanta aria fritta e poco arrosto.
In un mondo dove si va per le spicciole, senza guardare al medio-lungo termine, dove è più facile investire sui top dj stranieri, anche loro hanno “un perché”. Loro propongono i deejays che ti fanno riempire la bocca. Quelli che potrebbero (il condizionale è d’obbligo), riempirti il locale. Quei djs che, con la stessa facilità con cui arrivano da noi, ti tolgono il saluto. Quelli che, alla fine, se non vengono nel tuo locale lo stesso rimane morto. Tutto fa parte della politica di realizzare un introito soddisfacente. La stessa strategia che ti fa rimanere appeso a un filo. Certo, non hai una programmazione è uno staff che vive di luce propria! Che fare allora? Chiama Pappa & Ciccia che un guest te lo trovano sicuro. E domani? Il nulla. La bancarotta, forse. Comunque vadano le cose, Pappa & Ciccia saranno lì. Loro vanno sul sicuro, con cachet pagato prima, con dj garantiti, dal profitto sicuro. Finché, ovviamente, ci saranno delle proprietà, degli AD e dei Music Selector che li seguono.

Apro una parentesi: non per questo aborro i guest stranieri, anzi, se sono freschi, che propongono un sound attuale, che ci faccia aprire nuovi orizzonti, interpretare suoni moderni, per me sono i benvenuti.
Quello che non concepisco è la visione limitata, indice di scarsa professionalità, intelligenza e lungimiranza di molti addetti ai lavori. Quelli che selezionano la one-night itinerante perché fa botteghino. Quelli che scelgono quei quattro dj di cartello, che ci hanno triturato i marroni con i loro dj-set scontati.

Anche Pappa & Ciccia, dovrebbero diversificare, proponendo dei djs autoctoni. Quelli bravi, che portano una ventata nuova, il bello ma intelligente. Pappa & Co., come le società di calcio dovrebbero avere i loro pulcini. I ragazzi della Primavera, quelli come Santon o Balotelli, che a diciotto anni sono pronti per la Nazionale, per le consolle più ambite al mondo. Quelli che non ti costano miliardi per averli ma che ti rendono di più di Adriano e Ronaldinho messi insieme. Quelli che ti permettono di proporre qualcosa di nuovo. Quelli che consentono al club di essere qualcosa di vivo, presente. Qualcosa che è diametralmente opposto alla politica del sabato pieno perché c’è il guest, e del sabato vuoto perché suona Peppino l’artigliere.

NOTA: ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale.