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Sono un top dj
di Marco Corona
info@marcocorona.com

Anche quest’anno la Top 100 DJ Award indetta da una rivista inglese ha fatto molto discutere. Molti dj, esclusi dall’elite dei “cento” hanno gridato all’inciucio, al conteggio errato; altri invece hanno tentato la via più sbrigativa, anche se onerosa, ovvero acquisire illegalmente dei voti assoldando un hacker informatico, al fine di bypassare gli strumenti di controllo nel sistema di votazione on-line, tanto dall’essere apertamente denunciati e messi alla gogna sulle pagine della rivista.
Personalmente penso che ogni classifica meriti rispetto e attenzione, ma senza enfatizzazione, né tantomeno l’uso improprio, come se fosse una sorta di bibbia.

In ogni classifica o sondaggio giocano diversi fattori. Il primo è la credibilità del proponente. Il potenziale del soggetto nel acquisire i voti (i numeri sono sempre importanti). La veridicità dei voti ovvero se gli stessi sono attendibili. La presenza di un organo di controllo, vedi notaio, e la trasparenza delle informazioni. In oltre è di rigore essere super partes: nessun conflitto d’interesse!!!

Occorre fare una precisazione a una domanda che sorge spontanea? Tutto questo solo per una semplice classifica di djs, oltretutto fatta da una rivista di settore? Che senso ha? E’ solo un gioco!!! E no, cari ragazzi è qui che vi sbagliate. Questi “ridicoli” sondaggi impegnano risorse e costi non indifferenti. Ci sono djs che attuano delle strategie per accalappiare voti. Da semplici banner, fino a pubblicità vere e proprie. Anche perché queste classifiche spostano l’ago della bilancia in maniera rilevante, aumentando la quotazione del dj a livello internazionale che tradotto in Euro significa maggiori serate, remix, produzioni, e altri privilegi…

Avendo le idee più chiare su quanto sopra esposto, si può passare ad altre riflessioni, in altre parole: quale peso occorre dare qui, in Italia, a questo Award? Questa rivista è molto letta nel mondo anglosassone e nordico, ma difficilmente incontrerà i nostri gusti. E’ perfettamente inutile pagare fior di Euro per avere il dj n. 1 Armin Van Buuren, il quale suona la trance, genere che in Italia, purtroppo, ha pochi adepti! Tiësto stesso, il più famoso dj al mondo, nonostante tutto, riesce a fare pochissime date in Italia.

Purtroppo il problema più grande è che la stragrande maggioranza dei nostri dj, seppur non abbiano nulla da invidiare ad altri, non riesce a imporsi a livello internazionale, né tanto meno le nostre produzioni musicali, anche se d’ottima fattura, non sono programmate nelle radio inglesi ne suonate dai top djs. Pochi lavori arrivano lassù e, fateci caso, di solito perché presi in licenza da una label straniera.

Mal comune mezzo gaudio. Devo però costatare che non solo noi versiamo in cattive acque. La Spagna ad esempio è in grave crisi. Storiche etichette e djs sono ormai perse nell’oblio. Gli Stati Uniti, che una volta dominavano su più fronti, vedi house, techno, garage, ora sono completamente scomparsi… 

Aspettiamo tempi migliori… se ci saranno!