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LA CONFERENZA
La WMC anche quest’anno ha avuto un incremento di presenze notevole, a dispetto dei luoghi comuni ..del tipo “è una scusa per farsi una vacanza a Miami”, “sono soldi buttati”, “non si fa business ma solo chiacchiere”, e così via.
La parte istituzionale è formata da un elenco sterminato di seminari, forum e stages ripartiti in più sale del Beach Hotel; è, forse, la parte più noiosa della conferenza. Quella che viene disertata dagli addetti meno esigenti che prediligono l’aspetto un po’ più informale che solo la “conferenza parallela”, quella che si svolge ogni anno al Remix Hotel, per intenderci, riesce ad offrire.
Tra i tanti colleghi cui ho avuto di parlare, vorrei riportarvi il pensiero di
Tom Stephan aka Superchumbo: “Sì, è ancora una bella cosa avere la possibilità di guardare in faccia il tuo interlocutore e non solo contatti via internet. E’ anche bello sentire tanta nuova musica concentrata in una sola settimana”.
La chiacchierata continua con le digressioni sul web “Internet ha reso la musica incredibilmente veloce e facile. Come produttore, io posso lavorare ad un progetto e, con una email o con un instant messenger, posso dialogare con le persone con cui sto collaborando. Posso inviargli parti del brano e loro, una volta lavorate, con la stessa velocità possono ritrasmettermeli. Sono in grado inviare il lavoro finito in tempo reale tramite l’upload su d’un server in tutto il mondo, in pochi minuti. Il dj con un click del mouse può scaricare i promo. È stupefacente pensare come lavoravamo fino a qualche anno fa, aspettando settimane per avere la stampa di un acetato. Naturalmente, d’altro canto, la possibilità di scaricare illegalmente la musica da Internet ha colpito duramente l’industria musicale”. “E’ indubbio”, continua Supechumbo,
“che sia comodo downloadare e condividere musica ma, purtroppo, questa esigenza della gente di avere tutto e subito, possibilmente gratis ha, di fatto, attirato l’attenzione di persone poco per bene, che hanno creato dei siti legali”.
Entrambi constatiamo che il promo in vinile è ormai scomparso, perlomeno a Miami.
“Sì, ci sono ancora djs che suonano il vinile e la mia etichetta ChumboMundo ancora ne stampa”, dice Tom, “ma non penso, a malincuore, che il vinile abbia ancora molto futuro”.
LA SITUAZIONE + COOL MADE IN ITALY
Il miglior evento in cui sono stati coinvolti di top djs italiani è stato sicuramente il “Deejay Around The World”, è andato in scena al club Gryphon c/o Hard Rock Hotel & Casino (a 15 minuti dal centro di Miami). L’affluenza di pubblico e di addetti ai lavori è stata quella delle grandi occasioni; infatti il club era sold out già a partire da mezzanotte e la coda alla porta si è dispersa solo dopo le quattro e 30 del mattino! A parola di tutti gli intervenuti è stato, senza ombra di dubbio, il party “italiano” più bello di tutta la conferenza, dove i nostri djs hanno fatto la parte del leone.
Il cerimoniere è stato il dj resident Funky Junction, che ha fatto gli onori di casa presentando una line-up “di quelle importanti”, formata dai grandi djs del clubbing internazionale miscelati (è proprio il caso di dirlo) con i nostri top djs; Marco Corona, i Cube Guys Intrallazzi-Provera, Luca Agnelli e Maurizio Verbeni. Tino Venditti e Vincenzo Favale.
Si segnala, tra i tanti djs provenienti da tutto il globo, Stonebridge, Terry Hunter, Raphie Dee, Johnny Vicious, Bobby D’Ambrosio, Joyce Mercedes, Phonic Lounge, Willy Sanjuan, Tom Sawyer e l’intervento live di Erire, la splendida voce dei recenti singoli “Take me Away” di Haji & Emanuel e di “SOS” di Stonebridge.
L’evento è il frutto della partenership con clubs ed aziende italiane, quali il Bolgia, con tutto il suo staff, a partire dall’AD Alex Serafini, il Cocoricò, il Lift House Club con l’A.D. Guido D’Annunzio e l’F&G. Tra gli sponsor della serata si segnala De Puta Madre, che ha offerto delle splendide t-shirt logate WMC, e la UDG USA che ha omaggiato tutti i djs con le nuove sacche (presentate in anteprima). Da segnalare anche il dj Terry Hunter il quale non si è limitato a scambiare cdr (come è consuetudine tra djs), ma ha fornito tutti gli addetti ai lavori d’una bag e relativa t-shirt logata.
IL VINCITORE
A mio avviso il luogo preferito dove si sono avuti eccellenti contatti, ancora una volta è stato l’Hotel Remix ovvero il National Hotel; luogo d’esposizione di strumenti di lavoro hardware e software e di dj sets pomeridiani d’alto spessore.
Un moltitudine e variopinta carrellata di personaggi. Dagli attetti ai lavori presi dal rigore e dalla fobia istituzionale, ai managers wi-fi sempre attaccati al laptop (lasciato solo per andare in bagno – di sovente – e sempre con al meno un palmare e un cellulare fornito di push-mail), fino ad arrivare ai pseudo A&R+Producer+DJ all-in-one.
Nota di colore: non c’è stato un solo americano con cui abbia discusso di tecnologia che non mi ha detto che non vede l’ora di possedere l’I-Phone (il rivoluzionario cellulare dell’Apple che sarà disponibile da giugno negli States e da noi a settembre ndr). Molto meno delle oratorie in merito ai nuovi plug-in, ai nuovi hardwares, o di quella che sarà la presunta hit dance dell’estate 2007.
I FLOPS
Molti party, come al solito sono stati un vero disastro, anche se prevedibili, ovvero: se due eventi sono in concomitanza (cosa in evitabile visto che la conferenza è concentrata in 5 giorni), quello con meno seguito e dalla line-ne meno forte (intendo con nomi di djs meno famosi a livello internazionale), è costretto al flop. Inveitabile.
Nota: anche quest’anno un evento italiano è caduto in questo tranello.
Altri, come l’Ultra di Sabato 24/3, sono strati fortemente condizionati dal maltempo, con una pioggia che ad intermittenza a guastato tutto il pomeriggio.
I DJ SETS
Visto il bombardare di newsletter e flayer riguadranti ogni tipo di evento e/o dj set vorrei fare una precisazione: i Clubs “veri è propri” a Miami e dintorni sono pochi. Solo i seguenti: Gryphon, Space, Opium Garden-Maison, più due club in seria difficoltà Twilo e l’ex Crobar che, per cosi dire, hanno preso una boccata d’ossigeno grazie al WMC, con l’aggiunta del Nikki Beach, adagiato sulla spiaggia di un hotel di Ocean Drive. Al di fuori di ciò non esistono altri locali degni di questo nome; il resto è formato da bar, hall di hotels, ristoranti e negozi che hanno allestito una consolle più o meno improvvisata.
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