Interviste
Fath, non parole 
di Riccardo Sada



Hit maker dance, miglior Produttore Trance Italiano nel 2010, fautore del progetto Io,Carlo, musica italiana dai suoni elettronici e testi introspettivi, è anche pianista orchestrante. Mister Carlo Fath, cosa starà mai facendo in questo periodo? Come concilia le produzioni trance a quelle di musica classica? Come gli è nata l'idea di “Piano Suite”. Io, Carlo, Carl Fath e Carlo Fath: tre nomi e una persona. Che rispondono a tutte le domande.

“Devo dire che conciliare due generi apparentemente distanti come la trance e la musica classica mi risulta incredibilmente semplice”. Secondo il suo punto di vista infatti la trance è innanzi tutto musica. “E in quanto tale deve presentare uno sviluppo armonico, delle frasi imponenti e tutte le parti che compongono il brano devono dialogare tra di loro, come in una sorta di composizione orchestrale elettronica. Ovviamente il tutto si poggia su una solida base ritmica e la stesura deve prevedere l'alternanza tra parti ‘dritte’ e parti che ‘girano’, in modo da non risultare sdolcinata ed eccessivamente mielosa, ma nemmeno noiosa e ripetitiva”. In fondo questi ingredienti sono gli stessi che usavano Vivaldi, Bach ma anche i Nirvana. “Le mie composizioni pianistiche, d'altro canto, sono spesso caratterizzate da arpeggi ossessivi e meccanici che sfociano in veri e propri riff, ovviamente melodici, ma pur sempre affiancati ad una mano sinistra che imita i sequencer tanto cari alla trance. Un’altra contaminazione trance che spesso opero nei brani al pianoforte consiste nello sviluppo di una vera e propria stesura, con tanto di intro e pseudo break, oltre a calibrate ripetizioni, tipiche della musica elettronica”.
Piano Suites è nato praticamente da solo. “L’incontrollabile esigenza di suonare il pianoforte e di esprimermi con questo magnifico strumento mi ha portato spesso a trascorrere intere nottate immerso in una vera e propria trance creativa, fino al punto in cui mi sono reso conto che disponevo di tutto il materiale necessario per una vera e propria release discografica. Io stesso tutt'ora mi chiedo come sia potuto accadere, il procedimento creativo è un vero mistero, è come se riuscissi a downloadare interi brani da una non meglio precisata dimensione tra le dimensioni, una noosfera alla quale riesco a connettermi dopo una decina di minuti di improvvisazioni a ruota libera”.
Ovviamente occorre precisare che lo studio del pianoforte accompagna Carlo Fath ormai da più di 30 anni. “Dispongo di una tecnica pianistica che mi consente di esprimermi tranquillamente”. I gusti… “La musica, purché di qualità, mi piace davvero tutta, da Mozart a Rachmaninov, passando per i Led Zeppelin e i Kraftwerk, fino ad arrivare a Ferry Corsten. Penso che mi alternerò tra questi miei alter ego assecondando di volta in volta le mie esigenze espressive”. E la trance? “Tutt'ora è l'unico genere dell'ampissima categoria dance a riuscire ad assembrare immense folle, danzanti e paganti, in qualunque nazione della terra (ovviamente Italia esclusa, eh eh eh). L'evoluzione di questo magnifico genere e la sua ibridazione con la house e le sue ritmiche articolate e accattivanti, oltre a una certa diminuzione del suo bpm medio, ha scongiurato il pericolo dell'estinzione della specie. Del resto se gli altri componenti della specie dance ti straziano con infiniti drittoni e sequenze di rumori disorganizzati, è facile prevedere una longevità che va sicuramente al di là dei prossimi dieci anni”. Carlo afferma che stiamo assistendo alla nascita di un nuovo supergenere “geneticamente modificato” che ha fatto sue le caratteristiche migliori di tutti i generi dance.
L’amante dei manga. Gli piacevano certe cose alla Benassi, a mister Fath. “Ma certi cloni hanno davvero messo con le spalle al muro uno che come me ha sempre visto il tutto dalla prospettiva del musicista”. Un pensiero alle catene di montaggio della dance votate al fallimento (“come Ned Ludd, dissi: ‘spacco le macchine’; uno stop ai rumorismi”). Il riff, la “massima espressione della musica dance”. I dj si perdono nel loro mondo. “È un po’ come se si fossero asserragliati tra le mura: quando avevo fatto ‘Lovin’ Times’ di Web con Pierluigi Giombini c'erano le persone con il finestrino abbassato a cantare, oggi è diverso”. Carlo salta da un argomento all'altro. “Spesso mi trovo faccia a faccia con il mio pianoforte, nel mio studio, una camera anecoica. Ma anche un auditorium è l'ideale per me. Non sono da feste in piazza, questo sì”. Un sogno nel cassetto? “Avere tutti gli analogici possibili. Ma… non voglio avere editti”.
Trend Award 2010. Carlo Fath lo scorso anno è stato premiato come miglior Produttore Trance Italiano durante i Trend Award svoltisi al Crazy Jungle di Milano. Con lui sul palco dj come Andrea Bertolini, Lele Sacchi, Babayaga, Marco “Polo” Cecere e Massimo Cominotto. Tutti premiati con una creazione dell’artista Marco Mazzei. Carlo Fath è uscito su etichette come The Clubbers e Pink Rabbit con diverse tracce, tutte disponibili su Beatport e su altri svariati shop digitali, e suonate dai più grandi dj trance.
“Piano Suites”
Note… sull’autore
Una pioggia di note, un mondo di arpeggi. Girare il globo ti fa crescere. Essere, come Carlo Fath, un cittadino del mondo, mezzo tedesco, un poco italiano, basta per venir integrato tra i gitani visionari, tra i musici colti. Il percorso di Carlo Fath, nell’oceano di pianisti, giunge al giro di boa: con il suo ultimo lavoro, “Piano Suites”, frutto del suo estro, compone magie. È un intreccio di sensi.
Come il regista di se stesso, come il protagonista di un sublime cortometraggio, Carlo Fath, eclettico come non mai, pronto a teletrasportarsi da pianeti differenti, come quello dell’elettronica o della musica italiana, ma sempre nello stesso universo, si supera. Dimostrando di essere innanzitutto un professionista delle sette note. E in fondo un… grande innamorato dell’arte primigenia. “Song For Jane” è una linea romantica che si dedica a una donna importante e quindi è trasposta dalle mani ma scritta col cuore; e si diventa grandi, coi decenni che si rincorrono, lo dimostra la dolcezza di “Releasing Resistance” che è la sonorizzazione della consapevolezza, della strada maestra intrapresa con fiducia. La lezione di “It’s So Simple” è di quelle che ti servono nella vita, le dolorose bacchettate sulle mani che ti aprono gli occhi sulla durezza della vita. La colonna sonora di una giornata così, con “Electrical Being”, è di quelle che fanno presagire la tempesta dopo la quiete: tuoni e fulmini. L’acqua sgorga, indomita travolge con passione e porta “Dalla Sorgente Al Mare”, al destino scritto e forse no, al dubbio che sfocia in certezza: perché tutto sta nelle scelte, nelle variabili e se “Closing The Gap” avesse un testo, lascerebbe nero su bianco parole memorabili su come si fa a stare al mondo. L’intuizione abita in “Alignment” e chiude gli occhi nell’ipnotismo di “Downstream”. Però tutto è ciclico e, lo segnala “Positive Expectations”, arriva realmente la quiete dopo la tempesta.

Artista: Carlo Fath
Titolo: Piano Suites
Tracklist
1. Song For Jane 4:25
2. Releasing Resistance 5:17
3. It’s so Simple 4:30
4. Electrical Being 3:56
5. Dalla Sorgente Al Mare 3:33
6. Closing the Gap 4:06
7. Alignment 4:36
8. Downstream 4:10
9. Positive Expectations 4:20

Info
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www.carlfath.com
www.myspace.com/iocarlo
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