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Intervista Stéphane Pompougnac di Jacopo Neri Stéphane Pompougnac fa ballare i party più esclusivi del pianeta, per questioni di servizio, a volte è costretto a vestirsi diversamente. Ma quando lo vedi arrivare al S. Regis, il Grand Hotel di Roma, è vestito come un ragazzo qualsiasi, in jeans. A 39 anni è già brizzolato, ma coi capelli scarmigliati e gli occhiali da sole sembra un pilota appena sceso dal suo jet. A fine ottobre, alla Festa del Cinema di Roma, ha suonato al party benefico Amfar, per Sharon Stone e centinaia di abbienti provenienti da tutto il mondo. Per l'occasione era vestito ovviamente vestito Fendi visto che la maison sponsorizzava la serata e gestiva con piglio militaresco ogni contatto tra stampa, persone normali e vip inavvicinabili. Il box celebrativo di Hotel Costes, in vendita a 160 euro, senz'altro regalo di natale cult, è stato battuto all'asta a 12.000 dollari. Mica noccioline. Come le vendite di Hotel Costes, ben 3.000.000 di copie dal primo numero al nono. E in questi giorni è uscito HC X. Ma l'esclusività, nel suo caso, è pure tranquillità. Dice la verità racconta che a inizio carriera una casa discografica voleva trasformarlo in un dj - divo alla Bob Sinclar e lui non se la sentì. Anche lui, come è ogni artista è vanitoso. Solo che nel suo caso una normale dose di l'egocentrismo sta accanto a massicce quantità di buona educazione Made in Paris. E tra un sorriso e una risata, diventa facilissimo da sopportare. D: Sei di Bordeaux ma vivi a Parigi... Quello che odio della città in cui vivo è la grande differenza tra ricchi e poveri, molto evidente. E odio anche il modo di parlare di tanti parigini, una volta c'era un accento, oggi gente come Sarkozy, il nostro 'grande' primo ministro, dice a me mi. E va bene così. Ma è anche una città splendida con una sua forte identità. Io vivo vicino alla Bastiglia, una zona ricchissima di storia. D: Che c'entra Parigi con Hotel Costes? Tanto. Quella francese è una cultura molto antica. E' facile trovare buone canzoni, magari vecchie, in film, in spettacoli. E poi puoi trasformarle in melodie nuove. D: Come è iniziata l'avventura Hotel Costes? Ho iniziato a fare il dj lì nel 1997, prima lavoravo al bar de Le Bain Douche, e il signor Jean Louis Costes mi chiese di suonare al suo ristorante. Alla gente piaceva il mio stile eclettico, quello che ho ancora oggi. L'idea di produrre un cd del locale fu mia, mi sembrava una buona alternativa al solito merchandising dei locali (tappetini, portaceneri, bicchieri). Alla gente questa cosa dei cd è piaciuta... E siamo arrivati al cd n 10. Non ci avremmo mai pensato all'inizio. D: Le tue influenze musicali? Quello che ascolto oggi lo trovate nelle mie compilation e nei miei album, l'ultimo è recente e si chiama Hello Mademoiselle. Ma la mia fonte di ispirazione musicale direi che è stata mia madre. Lei ascoltava Mozart, Bach, i Kraftwerk and tanta musica elettronica. Mi ha insegnato ad ascoltare generi di musica molto diversi tra loro. D: Quali sono i locali in cui hai lavorato o lavori più spesso? Lavoro tanti in USA, Asia e ovviamente a Parigi. Ho iniziato a Bordeaux dove sono nato. Cito almeno il Café Costes, il Queen, at Privilège, il Diable des Lombards, e poi il Les Bains Douche, i locali in cui ho suonato in passato. Oggi suono spesso al Bamboo Bar (il ristorante di Miami che appartiene a Cameron Diaz), al Lotus di New York, al Jet Set di Mosca, al Royal Mirage di Dubai. A Parigi, soprattutto in questo periodo di promozione di Hotel Costes, sto davvero poco... D: Che consigli dai a un giovane dj? Di non fossilizzarsi su un solo genere musicale. Se lo fai, qualcuno si diverte e tutti gli altri no. Io tocco sempre generi molto diversi durante le mie serate e la gente sembra divertirsi molto. Lo consiglio a tutti i dj! D: Che musica preferiscono i vip? La stessa delle persone normali. Mi fanno sempre questa domanda e non so mai cosa rispondere… |